Alle dieci del mattino il termometro segna la temperatura prevista.

Alle due del pomeriggio anche.

Tutto regolare, almeno in apparenza.

Ma cosa è successo nelle quattro ore trascorse fra le due letture?

È una domanda meno banale di quanto sembri.

Una verifica effettuata in un preciso momento racconta infatti ciò che sta accadendo in quell'istante.

Non dice se mezz'ora prima ci sia stata un'oscillazione, quanto sia durata o se durante la notte il valore abbia superato una soglia stabilita.

Quando queste informazioni contano, leggere la temperatura non è più sufficiente: occorre registrarne l'andamento.

È qui che il datalogger di temperatura trova la sua funzione più interessante.

Non tanto mostrare un numero, cosa che può fare anche un normale termometro, quanto conservare una sequenza di misure e permettere di ricostruire ciò che è accaduto nel tempo.

 

datalogger temperaturaUna fotografia oppure un filmato?

La differenza può essere spiegata in maniera molto semplice.

Una misurazione manuale è una fotografia.

Il datalogger assomiglia di più a un filmato.

Entrambe le informazioni possono essere corrette, ma rispondono a domande differenti.

Se interessa conoscere la temperatura in quel preciso momento, una lettura puntuale può essere più che sufficiente.

Se invece bisogna sapere se un ambiente, un prodotto o un processo sia rimasto entro determinati limiti per sei ore, una giornata o un'intera settimana, serve uno storico.

I datalogger di temperatura disponibili per applicazioni professionali combinano proprio queste due funzioni: misurano e memorizzano i valori, che possono poi essere visualizzati, scaricati o elaborati in un report.

 

Il valore medio può nascondere parecchie cose

Immaginiamo una cella nella quale la temperatura debba rimanere sufficientemente stabile.

Le letture effettuate all'inizio e alla fine del turno risultano normali.

Nel mezzo, però, potrebbe esserci stata un'apertura prolungata, un'interruzione o una variazione temporanea che nessuna delle due verifiche ha intercettato.

Il problema non è necessariamente la temperatura media della giornata.

Può essere proprio quell'evento breve.

Lo storico consente di individuare il momento in cui si è verificato lo scostamento, verificarne la durata e confrontarlo con ciò che stava accadendo nell'impianto.

Il dato acquista così un contesto.

E un numero con un contesto è decisamente più utile di un numero solitario su un display.

 

Quanto spesso bisogna registrare?

Qui compare una variabile che a prima vista sembra un dettaglio: l'intervallo di campionamento.

Registrare un valore ogni minuto non equivale a registrarne uno ogni ora.

Ma impostare automaticamente la frequenza più elevata disponibile non è necessariamente la scelta migliore.

Dipende dalla velocità con cui può cambiare il fenomeno osservato, dalla durata complessiva del monitoraggio e dal livello di dettaglio necessario.

Un processo rapido richiederà una lettura molto più frequente rispetto al controllo di un ambiente nel quale la temperatura cambia lentamente.

È quindi l'applicazione a stabilire quale storico abbia davvero senso costruire.

Un registratore di temperatura a due canali, ad esempio, permette di seguire contemporaneamente due punti distinti e di programmare il campionamento in funzione del controllo da effettuare.

Una possibilità interessante quando il confronto tra due zone o due fasi del processo è più significativo del singolo valore.

 

La catena del freddo è l'esempio più intuitivo

Nel trasporto e nella conservazione di prodotti sensibili alla temperatura il concetto diventa immediatamente comprensibile.

Sapere che un prodotto è partito alla temperatura corretta e che è arrivato alla temperatura corretta non dimostra, da solo, che le condizioni siano rimaste costanti durante il viaggio.

Tra partenza e arrivo ci sono ore di trasporto, soste, aperture e passaggi logistici.

È uno degli ambiti nei quali la registrazione continua acquista particolare valore.

Lo stesso principio, con esigenze differenti, vale per laboratori, magazzini, processi produttivi e apparecchiature nelle quali una variazione termica può influenzare il risultato finale.

 

Quando un solo punto di misura non racconta abbastanza

C'è poi un altro limite che emerge nei processi più articolati.

La temperatura non è necessariamente identica in ogni punto.

Due zone della stessa apparecchiatura possono comportarsi diversamente; lo stesso vale per un ambiente di grandi dimensioni o per una prova nella quale interessa confrontare contemporaneamente più posizioni.

In questi casi diventano utili strumenti multicanale.

Un datalogger di temperatura a quattro canali consente, per esempio, di registrare più temperature nello stesso intervallo temporale.

Non significa semplicemente ottenere più numeri.

Significa poterli confrontare sulla stessa linea temporale.

 

Raccogliere dati non basta: bisogna poterli leggere

Una memoria piena di migliaia di registrazioni è utile soltanto se quelle informazioni possono essere recuperate e interpretate.

Per questo, nella scelta di un datalogger, la capacità di memoria è solo uno degli aspetti da valutare.

Contano anche le modalità di trasferimento, la possibilità di generare report, l'eventuale presenza di allarmi e, naturalmente, il tipo di sensore utilizzato.

Un grafico temporale può rendere evidente in pochi secondi ciò che una lunga tabella di valori nasconde: un picco ricorrente alla stessa ora, una salita progressiva, una differenza costante fra due punti oppure il tempo necessario affinché il sistema ritorni nelle condizioni normali dopo un evento.

 

Il dato deve essere anche affidabile

Registrare automaticamente non rende una misura automaticamente corretta.

Sembra una precisazione ovvia, ma l'automazione ha questo curioso talento: fa sembrare autorevole qualsiasi numero venga archiviato da un computer.

Il posizionamento del sensore, la risposta dello strumento, l'intervallo di misura e le condizioni di utilizzo rimangono determinanti.

Prima di iniziare una campagna di monitoraggio bisogna quindi capire che cosa si vuole osservare e dove abbia senso effettuare la misura.

Le indicazioni tecniche dedicate ai sistemi di registrazione della temperatura di Testo sul monitoraggio della temperatura mostrano come la registrazione dei valori venga utilizzata in numerosi contesti professionali proprio per documentare l'andamento termico e non soltanto il valore presente al momento del controllo.

 

Quando scegliere un datalogger invece di un termometro

Non esiste una risposta universale, e per fortuna: l'industria dispone già di un numero sufficiente di regole assolute inventate per complicare cose semplici.

Se serve conoscere la temperatura in un determinato momento, un termometro adeguato all'applicazione svolge perfettamente il suo lavoro.

Il datalogger diventa interessante quando alla domanda “quanto misura adesso?” se ne aggiungono altre: cosa è successo prima, per quanto tempo, quante volte e con quale andamento?

È questa continuità a trasformare una serie di letture in informazione utilizzabile.

Una misura puntuale dice dove siamo.

Uno storico ben costruito può spiegare anche come ci siamo arrivati.

Ed è spesso la seconda informazione quella che permette di individuare un'anomalia prima di limitarsi a constatarne gli effetti.