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Una sala riunioni alle nove del mattino e la stessa sala due ore più tardi non sono esattamente lo stesso ambiente.

Le finestre possono essere rimaste chiuse, le persone presenti possono essere aumentate e l'aria esterna immessa può non essere sufficiente a compensare ciò che accade all'interno.

Eppure, guardandosi intorno, potrebbe sembrare che non sia cambiato nulla.

L'anidride carbonica ha una caratteristica che la rende interessante proprio in situazioni di questo tipo: può essere misurata.

Un misuratore CO2 permette quindi di passare dalla sensazione di un ambiente poco ventilato a un dato osservabile nel tempo.

Bisogna però evitare un equivoco piuttosto comune.

Misurare la CO2 non significa misurare, con un unico numero, la qualità complessiva dell'aria.

Il dato può invece fornire informazioni utili sul rapporto tra occupazione dell'ambiente e ricambio d'aria.

È una distinzione importante, soprattutto quando la misura viene effettuata in uffici, laboratori e altri luoghi di lavoro.

 

misuratore co2Perché la CO2 aumenta negli ambienti occupati

Negli spazi chiusi una delle sorgenti di anidride carbonica è perfettamente normale: siamo noi.

La respirazione delle persone contribuisce alla concentrazione presente nell'ambiente e, se il ricambio con l'aria esterna è limitato, il valore tende progressivamente a crescere.

Non sorprende quindi che la misura assuma particolare interesse nei locali frequentati da più persone.

Una stanza utilizzata saltuariamente ha dinamiche diverse da un ufficio condiviso, un'aula, una sala riunioni o un ambiente nel quale gli occupanti rimangono per molte ore.

AMEC comprende nella propria gamma di strumenti di misura portatili apparecchi destinati anche al controllo delle variabili ambientali, fra cui rilevatori e analizzatori di CO e CO2.

 

Il numero sul display va interpretato

Accendere uno strumento e leggere il valore è la parte facile.

Capire che cosa rappresenti quel valore richiede qualche attenzione in più.

Una lettura isolata dice quale concentrazione è stata rilevata in un determinato punto e momento.

Per comprendere il comportamento dell'ambiente è spesso più interessante osservare come cambia il dato: prima dell'arrivo delle persone, durante l'occupazione, dopo l'apertura delle finestre oppure con l'impianto di ventilazione in funzione.

In questo modo la misura smette di essere un numero da annotare e diventa un'indicazione sul comportamento dello spazio osservato.

 

Dove posizionare il misuratore CO2?

Mettere lo strumento in un punto qualsiasi della stanza e considerare automaticamente rappresentativa la lettura sarebbe comodo.

La fisica, purtroppo, mostra una certa indifferenza verso la comodità umana.

La posizione del sensore deve essere scelta in relazione all'obiettivo del controllo.

Collocarlo immediatamente accanto a una finestra aperta, a una bocchetta di ventilazione oppure troppo vicino alla respirazione di una singola persona può produrre una lettura poco rappresentativa delle condizioni generali dell'ambiente.

Occorre quindi ragionare sul locale: dimensioni, distribuzione delle persone, ventilazione naturale o meccanica, attività svolte e possibili sorgenti presenti.

È lo stesso principio che vale per molta strumentazione professionale di misura: lo strumento può essere adeguato, ma il risultato conserva valore soltanto se la misura viene effettuata nel modo corretto.

 

Una misura nel tempo racconta molto più di un controllo occasionale

Supponiamo che alle 8:30 la concentrazione sia contenuta, mentre a metà mattina aumenti progressivamente.

Dopo l'apertura delle finestre diminuisce, per poi ricominciare a salire quando il locale torna a essere occupato.

È l'andamento, in questo caso, a essere interessante.

Osservare le variazioni permette di mettere in relazione la concentrazione con l'utilizzo reale dell'ambiente.

Numero di persone, durata della permanenza e modalità di ricambio dell'aria diventano elementi da leggere insieme.

Per questo, quando il controllo deve protrarsi nel tempo, la possibilità di registrare le misure può essere più significativa della singola verifica effettuata manualmente.

 

CO2 e qualità dell'aria non sono sinonimi

Qui vale la pena fermarsi, perché sul tema circola una scorciatoia concettuale piuttosto resistente: “CO2 bassa uguale aria buona, CO2 alta uguale aria cattiva”.

La realtà è più articolata.

Negli ambienti interni possono essere presenti particolato, composti organici volatili e sostanze provenienti da materiali, prodotti utilizzati, apparecchiature e attività svolte.

Una misura della CO2 non rileva automaticamente questi elementi.

L'Istituto Superiore di Sanità chiarisce che la concentrazione di anidride carbonica può essere utilizzata per valutare e controllare i ricambi dell'aria, ma non deve essere considerata da sola una misura della qualità complessiva dell'aria indoor.

Per approfondire questo aspetto è utile il materiale del Gruppo di Studio Nazionale Inquinamento Indoor dell'Istituto Superiore di Sanità, che affronta espressamente il rapporto tra CO2, ricambio d'aria e altri inquinanti presenti negli ambienti chiusi.

 

Non esiste soltanto la CO2

Il monitoraggio ambientale diventa ancora più interessante quando i parametri vengono letti insieme.

Temperatura e umidità, per esempio, aiutano a descrivere condizioni che la sola concentrazione di anidride carbonica non potrebbe raccontare.

In altri contesti può interessare la velocità dell'aria; altrove possono essere necessarie misure completamente differenti.

È il motivo per cui AMEC affianca agli analizzatori di CO e CO2 anche igrometri, anemometri e altri strumenti per il monitoraggio delle variabili ambientali.

La domanda corretta, quindi, non è semplicemente quale strumento acquistare.

Prima viene ciò che si vuole capire dell'ambiente; lo strumento viene dopo.

 

CO e CO2: due sigle simili che non vanno confuse

C'è infine una distinzione fondamentale.

Monossido di carbonio e anidride carbonica condividono parte del nome e poco altro.

Il CO può derivare da processi di combustione incompleta e la sua presenza richiede valutazioni specifiche.

La CO2 negli ambienti occupati segue invece dinamiche differenti e, come abbiamo visto, la sua concentrazione può essere utilizzata anche per ottenere indicazioni sul ricambio d'aria.

Un analizzatore capace di rilevare entrambe le grandezze restituisce quindi due informazioni distinte.

Confonderle significherebbe attribuire allo stesso numero fenomeni e significati che non sono affatto gli stessi.

 

Prima misurare, poi interpretare

La strumentazione ambientale ha reso relativamente semplice ottenere una lettura.

Il passaggio successivo resta però quello decisivo: capire perché quel valore sia stato rilevato proprio lì e proprio in quel momento.

Per il monitoraggio della CO2 questo significa osservare il dato insieme all'occupazione del locale, alla ventilazione e all'andamento nel tempo.

Significa anche ricordare ciò che quella misura non può raccontare.

Un buon controllo non cerca un numero rassicurante sul display.

Cerca informazioni utilizzabili.

Ed è precisamente qui che un misuratore smette di essere un apparecchio che mostra cifre e diventa uno strumento di lavoro.